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	Commenti a: Walter Benjamin e la memoria	</title>
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	<description>a cura del CIPA Roma</description>
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		Di: Le goût de flâner – un petit voyage qu’il n’a ni queue ni tête &#8211; Le goût de flâner		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Le goût de flâner – un petit voyage qu’il n’a ni queue ni tête &#8211; Le goût de flâner]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Mar 2025 10:09:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] [xvii] Benjamin considera il moderno un mondo naturale, in cui dominano potenze mitiche, il cui contrassegno è il sempre uguale, l’assenza radicale di ogni forma di&#160;novum. In ciò possiamo trovare i primi spunti di un’apertura alla psicanalisi: l’aspetto più importante di questo giudizio sul carattere mitico del moderno è da ritrovare nel fatto che il mondo in cui viviamo è sottoposto a una sorta di coazione a ripetere, per cui la modernità è una ciclica rigenerazione di forme di potere dalla quale dobbiamo cercare di uscire. […] Benjamin è ricco anche di altri spunti estremamente significativi, che riguardano sempre il nostro tema della contemporaneità, quale, ad esempio, la citazione del&#160;Dialogo fra la moda e la morte&#160;contenuto nelle&#160;Operette morali&#160;di Leopardi.(2)&#160; Qui la moda civetta con la morte, in quanto si presenta come un rinnovamento continuo, un rito di rigenerazione, che in realtà non riscatta il passato, in quanto privo di autentica memoria, diventando un altro esempio di ripetizione ciclica, che mantiene intatta la carica mortifera propria della coazione a ripetere. (fonte: Walter Benjamin e la memoria • Quaderni di Cultura Junghiana) [&#8230;]]]></description>
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